Una dichiarazione su Antonio

Di Antonio Natali, ex direttore degli Uffizi

Qual è, nel turbamento dell'anima, la soglia oltre la quale si perdono i sentieri della mente che si snodano su rotte misteriose? I pensieri ammissibili (quelli che più capiscono) sono tutti da questa parte delle colonne di Ercole. Superato quel limite, c'è la perdita di un mare che può non avere confini. Non sappiamo - di queste sortite - quale sarà l'approdo, se ne esiste uno: un mondo nuovo o non molto vecchio; o anche niente; e per sempre. Chi resta sulle rotte utilizzate ha la certezza della condivisione. O, almeno, di una possibile intelligenza; qualunque sia la sua lingua. Ma l'istinto creativo è difficile da circoscrivere; anzi, si direbbe che la gabbia delle certezze può anche offuscare i sentimenti e scoraggiare la poesia.

 

Questo mi è venuto in mente di fronte alle invenzioni di Antonio Brizzolari; soprattutto quelle che possono essere viste come macchine per volare in coste remote, molto lontane e diverse dalle nostre. Tanto più quando ho letto gli appunti presi da Elena Bottinelli, che mi aveva trascritto le sue parole, a sostegno delle sue preferenze tematiche:

 

"Siamo diretti verso un cambiamento di specie, ora vediamo la realtà con i nostri occhi, poi andremo in una nuova direzione, l'uomo si evolverà e guarderà a nuove dimensioni, per questo abbiamo bisogno di astronavi. Da bambino disegnavo molto bello aeroplani, poi ho iniziato a dipingere astronavi.

 

Parole che inevitabilmente - credo - richiameranno un passaggio dalla prima lettera di san Paolo ai Corinzi:

 

Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti imperfettamente sappiamo e imperfettamente profetizziamo, Ma quando ciò che è perfetto verrà, ciò che è imperfetto scomparirà, quando ero bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Essendo diventato un uomo, ho eliminato quello che è un bambino. Adesso vediamo in modo confuso, come in uno specchio; poi invece ci vedremo faccia a faccia. Ora lo so in modo imperfetto, ma poi lo saprò perfettamente (1 Cor 13: 8-12).

 

Non ci si può aspettare che i profeti siano ragionevoli: men che meno, giudiziosi. Lo sguardo che attraversa il tempo non può essere negli occhi di un uomo comune. Forse può essere difficile seguire i percorsi dell'ispirazione di coloro che non sono ordinari.

Altrettanto difficile, in fondo, è l'accettazione di una diversità che si presenta con i contorni grezzi di chi vede (o addirittura vive) una realtà addirittura incompatibile con quella solitamente percepita. Di fronte alle focose epifanie di Brizzolari, può manifestarsi il disagio dell'incapacità di relazionarsi con un mondo sconosciuto. E per dargli ragione, ci sforzeremo di trovare riferimenti culturali che possano placare i sensi di un rifiuto intellettuale. Quindi può capitare di vedere i riverberi a volte dei grovigli cromatici luminosi di Van Gogh, a volte del colorato espressionismo di COBRA.

 

Altri tempi della composizione ingenua di Ligabue, o delle figure allampanate della Transavanguardia (peraltro da Brizzolari esplicitamente citate in qualche nota a margine delle sue opere), e così via. Tutte fonti ammissibili per un pittore che, giovane, si è formato in un liceo artistico. Ma ogni riferimento servirà solo a placare l'inquietudine per una comprensione resa faticosa dall'assenza di un piano d'intesa comune.

 

Per Brizzolari la pittura non è solo il modo per comunicare le sensazioni germinate dall'esistenza. Per lui la pittura "è" l'esistenza; o almeno, una parte inevitabile di esso. E che questo non sia un giudizio da relegare rapidamente alle formule retoriche della critica d'arte, mi sembra che i supporti su cui Brizzolari ferma il suo colorato pensiero lo possano attestare. Si va dalle parti della carrozzeria all'abbigliamento; cappelli, giacche, stivaletti. Anzi, dirò che lui stesso si veste come se fosse un'opera uscita dalle sue mani.

 

È anche per questo che gli si addice perfettamente il magnifico ritratto fotografico di Aldo Fallai - San Girolamo del Merisi: quel telo rosso, setoso e abbagliante che gira intorno a un corpo nudo, segnato davvero dagli anni come il dotto eremita figurato da Caravaggio (nelle rughe del viso accorciato, nelle mani riarse, nei fili d'argento che coronano la calvizie alla sommità del cranio), potrebbe davvero, per Brizzolari (che è ammaliato dai colori infiammati), diventare un elegante abito da sera ".